Un primo (della tradizione) per Natale: Bigoli mori in salsa Veneta

La Costa - Bigoli in Salsa VenetaStamattina ci siamo svegliati con la neve.

Brrrr…. Che freddo!

E con questo tempo vorremmo proporvi una delle ricette tradizionali della cucina veneta della vigilia di Natale. Questa ricetta era preparata, ed è ancora molto apprezzata, per le giornate di magro come il Venerdì Santo, il mercoledì delle Ceneri e appunto la notte della vigilia di Natale.

Nonostante la semplicità della ricetta e delle materie prime è un piatto gustosissimo e molto saporito, che porterà un po’ di tradizione e di profumi veneti in tavola.

Vi accompagnamo nella sua preparazione…

♣♣♣

BIGOLI MORI IN SALSA VENETA

accompagnati al Prosecco Brut Bio La Costa

 

Preparazione: facile
Ricetta per: 4 persone
Tempo: 20 minuti
Costo: basso

Ingredienti:

  • 400 gr di bigoli;
    (di farina di grano duro o farine miste integrali come orzo o ségale)
  • 10/12 alici sotto sale di media misura;
  • 1 cipolla bianca;
  • ½ bicchiere di olio d’oliva;
  • una noce di burro;
  • sale & pepe.

≈≈≈

Preparazione:

   Iniziamo preparando la cipolla.Sbucciate la cipolla, tagliatela a metà e affettatela finemente. In un’ampia padella mettete l’olio e la cipolla ed iniziate a soffriggere dolcemente. La cipolla non dovrà colorare, eventualmente correggete con pochissima acqua se si dovesse asciugare eccessivamente.

   Ora dedichiamoci alle acciughe. Dissalate sotto l’acqua fresca le acciughe e con l’aiuto di un coltellino diliscatele e pulitele per bene. Appena la cipolla sarà trasparente aggiungete i filetti di acciuga a pezzi mantenendo il fuoco dolcissimo e lasciate che si sciolgano lentamente. Aggiustate di pepe.

   Ed ora i bigoli mori. Mettete a bollire una pentola con abbondante acqua ricordandovi di non salarla eccessivamente (la salsa di acciughe è molto saporita) e lessate i bigoli. A questo proposito ricordo che i bigoli per tradizione andrebbero mori, ossia preparati con farina integrale, ma nulla ci vieta di preparare questo piatto con bigoli normali o preparati con pasta all’uovo. Quando la pasta sarà al dente scolatela e saltatela in padella con la salsa, mantecando con una noce di burro per arricchire il piatto. Servitela nei piatti caldissima, accompagnata da pane caldo croccante a fette ed un ottimo vino…

Abbinamento:

  I Bigoli mori in salsa Veneta sono uno dei piatti tipici della nostra tradizione. Abbinerei il Prosecco Bio La Costa alla ricetta per accompagnare il gusto olesoso ed i profumi di questo piatto alla senzazione fresca e vivace di uno spumante Brut Biologico. Provate e ne resterete piacevolmente sorpresi…

Scarica e conserva la ricetta,
o regalala ad un’amica o un amico:
La Costa – Bigoli in Salsa Veneta

:-)

Rodolfo Moro
Cantina “La Costa”
Villa Enrico
Fara Vicentino (VI)

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Una ricetta (veneziana) per Natale: Quadretti di polenta gialla al Baccalà mantecato

Un antipasto veneziano per Natale - Crostini di pane al Baccalà mantecatoUna delle cose più affascinanti in una passeggiata veneziana è naturalmente rifugiarsi un qualche bàcaro, meglio se in qualche calle nascosta e dimenticata dal turismo, e scoprire le meraviglie della gastronomia veneziana.

Venezia non possiede una propria cucina, come poteva d’altronde crearsela… Nata e cresciuta su piccole barene di sabbia, le sue risorse di sostentamento erano incentrata sulla pesca, abbondante in laguna,  su sporadiche battute di caccia e su piccole coltivazioni nei pochi terreni fertili.

Preferì dunque affidarsi ai prodotti ed agli ingredienti di tutto il mondo che quotidianamente venivano importati dalle genti e dai mercanti via nave. Un esempio è la Castradina (schiavona), le spezie ed il caffè (oriente), la cioccolata… e naturalmente il Baccalà, importato in città da una lontana isola Norvegese dal Capitan Pietro Querini (leggi la storia qui…)

Il Baccalà è la materia prima eccezionale ottima per un antipasto che si trova nei migliori bàcari veneziani: il Baccalà mantecato. Una crema di baccalà che si accompagna perfettamente a quadrettini di polenta abbrustolita o, se non amate la polenta, a crostini di pane caldo.
Vediamo assieme come prepararlo:

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QUADRETTI DI POLENTA GIALLA AL BACCALA’ MANTECATO

accompagnati al Prosecco Brut Bio La Costa

Preparazione: facile
Tempo: circa un’ora
Costo: un po’ altino (ma ne vale assolutamente le pena)

Ingredienti per 4 persone:

  • circa 250 gr di polpa di Baccalà,
    già bagnato e diliscato;
  • 200/250 gr circa di olio extravergine di oliva;
  • una foglia di alloro;
  • ½ limone;
  • sale e pepe;
  • prezzemolo tritato;
  • uno spicchio d’aglio (…a piacere);
  • alcune foglioline di rucola per decorare.

in più…

  • una buona polenta di farina gialla,
    tagliata a cubetti ed abbrustolita;
  • …oppure fettine di pane da una baguette francese,
    riscaldate per renderle appetitose e  croccanti;
  • una tazza del liquido di cottura.

≈≈≈

Preparazione:

   Tagliate il baccalà a liste e mettetelo in una pentola. Copritelo d’acqua fredda  leggermente salata e portate ad ebollizione. Quando l’acqua inizierà a sobbollire aggiungete la foglia di alloro ed il ½ limone e cuocete per 20 minuti. Ne dovrà risultare una polpa tenera adatta alla lavorazione successiva.

   Togliete il baccalà dalla pentola, levate con delicatezza la pelle ed inseritelo in una terrina. Lasciate intiepidire…

   Ora dovremo mantecarlo! Con un cucchiaio di legno iniziate a mescolare il baccalà aggiungendo un filo d’olio. L’importante è mescolare con delicatezza dando il tempo all’olio di assorbirsi. La misura dell’olio dipende dalla qualità del pesce che state lavorando.

   Non usate mai il frullatore o il robot da cucina con le lame in acciaio, al limite potete utilizzare, se siete di fretta, la planetaria, ma alla velocità minima. Il cucchiaio di legno resta comunque la via migliore in quanto vi permetterà di ottenere una crema omogenea con qualche pezzettino di polpa intera all’interno della crema.

   Aggiustate di sale e pepe e, se necessario, in finale di lavorazione con poca acqua di cottura.

Come servirlo:

   Spalmate la crema ottenuta su cubetti di polenta caldi o fettine di pane abbrustolito, decorate con prezzemolo tritato con l’aggiunta, a vostro piacere, di pochissimo aglio tritato. Per colorare il piatto infine decorate con alcune foglioline di Rucola.

Abbinamento:

   Il baccalà mantecato si abbina alla perfezione ad uno spumante brut come il nostro Prosecco Bio La Costa. D’obbligo tra l’altro anche nelle migliori osterie veneziane…

Scarica e conserva la ricetta,
o regalala ad un’amica o un amico:
La Costa – Quadretti di polenta gialla al Baccalà mantecato

:-)

Rodolfo Moro
Cantina “La Costa”
Villa Enrico
Fara Vicentino (VI)

La Torre di Porta Nuova a Venezia, un’occasione per visitarla…

L’attuale interno della Porta Nuova, Arsenale di Venezia

Quante volte avete visitato Venezia?

Qui la risposta può essere molto variegata: da poche a molte, in occasioni diverse, per il carnevale, i mercatini di natale…

 Quante volte potete dire di aver visto una cosa veramente unica di Venezia??

Qualcosa che non sia il classico itinerario turistico, ma al contrario esca dai soliti percorsi battuti da migliaia di turisti ogni anno e che vi regali una Venezia silenziosa e straordinariamente bella, che si fa cogliere nella sua essenza…

Vi lascio dunque un buon appuntamento da cogliere al volo per il fine settimana. Recentemente è stato completato un restauro molto interessante in una delle zone più nascoste di Venezia: la Torre di Porta Nuova a Venezia.

Torre e Nuova sortita di mare dell’Arsenale (incisione)

Costruita agli inizi del 1800 aveva lo scopo di contenere le altissime braccia meccaniche che consentivano l’alberamento delle navi di grandi dimensioni. Un’esigenza nata dalla stazza molto più grande delle navi ottocentesche rispetto a quelle costruite nei cantieri durante il periodo della Serenissima, in primis le Galee commerciali e militari.

La Torre di porta Nuova rimarrà aperta fino a domenica 25 novembre per ospitare l’installazione sonora “Arsenale Brain”, della sound artist Tanja Hemm.

Un’occasione per una passeggiata veneziana alla scoperta del sestier di Castello, per visitare questo incredibile edificio ed il suo nuovissimo restauro, per dare una sbirciatina all’interno dell’Arsenale ed infine per una visita alla terrazza panoramica sulla cima della torre, che permette di abbracciare tutta Venezia con gli occhi…

Arsenale Brain” rimarrà aperta fino a domenica 25 novembre, da mercoledì a domenica, dalle ore 11 alle 16.30. Per accedere alla Torre si potrà passare per l’area delle Casermette attraverso la Tesa 105 (fermata Actv Bacini), recentemente recuperata dalla società Arsenale di Venezia spa. Ingresso libero.

Vi lasciamo una brochure di presentazione della mostra tratta dal sito venezia.net

>> www.venezia.net: una prima mostra alla Torre di Porta Nuova <<

Noi di Cantina La Costa domenica 25 saremo in Arsenale per gustarci Venezia da uno dei punti più panoramici della città assieme ad un po’ di amici ed appassionati della città più bella del mondo… Se passate di lì vi aspettiamo per un Prosecco Brut Bio – La Costa assieme a noi.

:-)

Rodolfo Moro
Cantina “La Costa”
Villa Enrico
Fara Vicentino (VI)

Per raggiungere l’entrata  della mostra:

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In Vaporetto ACTV da Piazzale Roma o Ferrovia:

Linea 52, fermata Celestia (fermata a richiesta). Periodicità: ogni 20 minuti. Tempo di percorrenza: circa 30 minuti. (servizio di linea a pagamento,  per informazioni tel. +39 041 2424 oppure www.actv.it) Dalla fermata Celestia proseguire a piedi verso sinistra, attraversare  il ponte e seguire la passerella che costeggia le mura dell’Arsenale fino  all’indicazione TESA 105, percorrete il passaggio che vi porta all’entrata  della TESA 105 e, una volta all’interno dell’Arsenale la Torre di Porta Nuova  è sulla sinistra.

A Piedi da Piazzale Roma o Ferrovia:

Tempo di percorrenza: circa 50 minuti Passaggi principali: Strada Nuova, SS. Giovanni e Paolo, San Francesco della Vigna, Campo della Celestia, fino a raggiungere l’angolo delle mura dell’ Arsenale a fianco della fermata “Celestia”. Come descritto sopra, prendete il ponte che porta sulla passerella che costeggia le mura dell’Arsenale e  raggiungete l’entrata della Tesa 105.

Un aperitivo artistico con cinque autori italiani…

un aperitivo artistico con cinque autori italiani

Il Prosecco è uno dei vini più versatili del panorama eno-gastronomico italiano: si presta benissimo per gli aperitivi, è un ottimo compagno di svariate pietanze, si sposa in maniera eccellente con la pasticceria e i dolci della tradizione italiana ed infine è immancabile nei brindisi e per festeggiare le ricorrenze particolari!

Dal Prosecco alcuni anni fa nasceva inoltre un cocktail destinato a diventare un emblema della tradizione gastronomica italiana: il Bellini. Semplicissimo nella preparazione e invitante nel gusto divenne presto molto apprezzato, prima all’ Harry’s Bar di Venezia e successivamente nell’omonimo locale di New York.

E dal Bellini nacquero altri quattro cocktail a base di Prosecco dedicati ad altrettante figure artistiche italiane tra le più famose della storia.

Un invito dunque per un aperitivo artistico con cinque autori italiani che può durare per un anno intero, rispettando la stagionalità dei frutti impiegati: da un invernale Puccini ai primaverili Bellini e Rossini, da un tardo estivo Tiziano ad un autunnale Tintoretto.

Vi lasciamo le ricette per provarli tutti, la base di partenza è molto simile, ma il risultato nel vostro Flûte sarà ogni volta diverso per i gusti caratteristici di ogni singolo frutto.

A voi provarli e scegliere quello che vi piace di più…

LE RICETTE

di Cantina La Costa

tutte da provare

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il BELLINI

di Cantina La Costa

il PUCCINI

di Cantina La Costa

il ROSSINI

di Cantina La Costa

il TINTORETTO

di Cantina La Costa

il TIZIANO

di Cantina La Costa

 
 
Rodolfo Moro
Cantina “La Costa”
Villa Enrico
Fara Vicentino (VI)

Racconti nel calice: La storia del malvasia

Malvasia in Cantina La Costa

Le feste di Natale sono in arrivo…

E mentre vi crogiolate nella scelta di tutti i regali e pensierini vari vorremmo invitarvi a leggere, per rilassarvi un po’, una storia di mercanti veneziani e vini pregiati, di galee che solcavano il Mediterraneo e nobili traditori con condanne inconsuete.

E assieme a queste storie vorremmo abbinarvi naturalmente il Malvasia (2010) che trovate in Cantina La Costa, qui in Villa Enrico a Fara Vicentino. Protagonista di questi racconti, ben si abbina con le sue note maliziose e sapide, rendendosi primo attore non solo nel calice ma anche nella lettura.

LA STORIA DEL MALVASIA

di R. Moro

Molti anni fa, in un piccolo porto greco del Peloponneso, chiamato Mononvasos, approdò una piccola galea commerciale veneziana… Ai marinai venne offerto un vino nuovo, che non avevano mai assaggiato: “provatelo…” — fece un abitante della cittadina —  “…ha proprietà medicamentose ed è dolce e aromatico”. Di che vino stiamo parlando?

Mononvasos, Mononvasias, Monemvasia, Monvasias

…ma del Malvasia naturalmente! I mercanti si innamorarono di questo nuovo vino, così particolare e profumato, dando inizio ad una tradizione lunga secoli che si può ancora incontrare nella Venezia di oggi, perdendosi fra le calli e le corti sconte: Calle del fabbro o della Malvasia, a San Barnaba; Sottoportico del Frutarol o della Malvasia, a San Felice; Calle de la Malvasia Vecchia… Sembra quasi una favola.

Ma come mai la malvasia fu tanto importante nei commerci veneziani?? In fondo per due motivi…

Il primo per il fatto che era molto apprezzata e ricercata nelle tavole e nei banchetti dei nobili della Serenissima, tanto da divenire di conseguenza uno dei vini più pregiati del tempo non solo in città, ma in tutta l’Europa medievale. Una moda ed un sinonimo di eccellenza così assoluta che porta con se numerosi aneddoti, il più famoso legato al Riccardo III di William Shakespeare: Giorgio Plantageneto,  I duca di Clarence, chiese per l’accusa di tradimento a lui rivolta, di poter morire annegato dentro il più nobile dei vini: in una botte di malvasia. Oppure al fatto che, durante le votazioni al Soglio Dogale, veniva servita ai senatori partecipanti al voto una merenda a base di biscotti dolci e Malvasia.

Il secondo per un fatto puramente commerciale e strategico. Che i veneziani del tempo fossero lungimiranti nelle rotte commerciali è cosa ben saputa, ma in questo caso la combinarono in maniera veramente molto astuta. L’Europa cristiana del ‘200 aveva bisogno di collegamenti veloci con la Terrasanta perché era in fermento la quarta crociata, e chi aveva navi a sufficienza per trasportare tutti i soldati su rotte sicure nel Mediterraneo e garantire il loro arrivo? Venezia naturalmente…

La Serenissima accolse con piacere di trasportare tutti i soldati pellegrini e lo fece sicuramente anche con un secondo scopo: questo le permetteva la via libera e quasi esclusiva per tutti i porti da casa a Costantinopoli e Medio Oriente, la libertà dai dazi doganali e la precedenza sulle trattative. Quanto bastava per importare, tra le varie merci preziose, il famoso Malvasia avendone l’esclusiva! Mica male i nostri nonni…

La richiesta di questo vino divenne così importante e rilevante da “obbligare” Venezia a creare un grande progetto di viticoltura nell’isola di Creta (Candia) dedicata a questo vitigno particolare. Da cui nacque appunto la rinomata Malvasia di Candia, di cui si trovano moltissime tracce negli archivi storici e commerciali e che permise ulteriori sviluppi commerciali in tutta Europa. La Malvasia lì prodotta durò fino alla seconda metà del 1600 quando Venezia perse l’isola di Creta sotto gli attacchi ottomani e dando il via pian piano alle diversificazioni delle malvasie che troviamo tuttora sulle nostre tavole, dovute ai nuovi territori di coltivazione: istriana, leccese, di Casorzo…

Molti di questi vigneti hanno acquisito caratteristiche proprie distintive, facendo evolvere i vini, ma una piccola curiosità che ancora affascinante ritrovare. Attualmente in Italia sono coltivate 16 qualità di malvasia, ma in molti casi le tipologie diverse di vigneto portano con se i ceppi originari  delle le malvasie di un tempo.

♣♣♣

Speriamo che leggere questo racconto, con accanto un buon bicchiere di malvasia, vi abbia fatto dare ogni tanto un occhiata veloce al vostro calice: per poter apprezzare ancor di più il prezioso vino contenuto e che ora, sperando di avervi incuriosito, magari conoscerete di più. Per tutto il resto vi aspettiamo come sempre qui in Cantina La Costa per una degustazione assieme e per acquistare i nostri magnifici vini.

Un saluto ed arrivederci al prossimo racconto…

Rodolfo Moro
Cantina “La Costa”
Villa Enrico
Fara Vicentino (VI)

21 novembre, Madonna della Salute: pellegrini, dolcetti e castradine…

Il ponte votivo agli inizi del '900 - Fonte: collezione Franco Donadoni

21 novembre… Oggi per Venezia e per il Veneto è una data importante. Si festeggia un pellegrinaggio che dura da ormai più di 300 anni, 324 per la precisione.

La storia è legata ad una terribile epidemia di peste che toccò molti paesi europei, Italia compresa, e che venne meravigliosamente descritta da Alessandro Manzoni nei suoi Promessi Sposi“.

La storia

Il medico della Peste

La peste, che colpì Venezia dalla fine del 1629 fino ai primi mesi del 1631 fu spaventosa. Decimò senza pietà la popolazione, mentre i medici della peste giravano per la città lagunare tentando di arginare il contagio senza riuscirci.

Finchè il Doge, il Patriarca e la popolazione, vedendo la loro Venezia in un momento di tale sconforto provarono ad affidarsi nelle mani della Madonna. Si organizzò una processione che vide partecipare la pressoché totalità dei sopravvissuti, all’incirca 10.000 anime. Girano incessantemente attorno a Piazza San Marco per tre giorni e tre notti con fiaccole e statue votive e terminata la cerimonia si decise infine il voto per la costruzione di un Tempio dedicato alla Vergine se avesse intercesso per far terminare l’epidemia… Miracolosamente gli ammalati iniziarono pian piano a diminuire finchè il morbo nel giro di alcune settimane cessò definitivamente.

Il pellegrinaggio

La Basilica di Santa Maria delle Salute

Fedele al proprio voto il Doge deliberò, nel 1631, la costruzione della Basilica dedicata alla Santa Maria della Salute. Il progetto fu affidato, dopo un concorso di idee, all’architetto Baldassare Longhena, che aveva progettato una tempio «in forma di corona per esser dedicata a essa Vergine», e venne aperta il 21 novembre del 1627, quando il patriarca Alvise Sagredo la benedisse.

Da allora è tradizione per i veneziani il pellegrinaggio alla Basilica in questo giorno, attraverso un ponte di barche che attraversa il Canal Grande da Santa Maria Zoenigo, nei pressi di Piazza San Marco fino appunto ai piedi della chiesa. Un pellegrinaggio che dura ormai da più di tre secoli ed è ancora profondamente radicato nella cultura e nel folclore della città.

I dolcetti

Una bancarella di dolcetti presente ieri alla festa... Erano buonissimi!

Assieme al lato religioso di questa festa si può naturalmente trovare, come in ogni buona festa veneziana, un lato per così dire profano

La festa della Madonna della Salute è anche l’occasione per incontrarsi a Venezia, per fare sentire ancora una volta l’identità e l’affiatamento della propria città — proprio come tre secoli prima quando tutti si unirono per invocare la Vergine — e per portare i bambini a conoscere pian piano un posto unico al mondo.

Nelle Calli dietro la Basilica, proprio dedicate ai più piccoli, ogni anno sono presenti decine di bancarelle con dolciumi, giocattoli, spiedini di frutta candita, palloncini e molto altro ancora. Ma non è raro trovare anche i più grandi (me compreso!) che si fanno tentare da tutta questa moltitudine di colori e profumi, sorrisi dei bambini e risate degli adulti, gusti dolcissimi e vin brulè per riscaldarsi un attimo dalla passeggiata appena fatta per le calli veneziane. Pochi giorni fa, in un’intervista, una signora ormai novantenne dichiarava che in tutti i suoi anni non se ne era persa una di “Salutee un po’ ci si crede perchè si riescono ancora a trovare in questa festa quelle tradizioni della città che il turismo di massa non ha ancora cancellato.

La Castradina

La castradina

Fine Novembre… Le giornate fredde ed uggiose presenti in laguna in questo periodo invogliano a preparare la Castradina coe verse sofegae, il piatto tipico che viene servito nel giorno della Madonna della Salute.

La pietanza è una gustosa zuppa a base di Cosciotto di montone salmistrato, speziato ed essiccato al sole — la castradina — unita alle verze, che iniziano in questo periodo ad essere verdura di stagione.

La carne di montone per fare la castradina ha origini antichissime a Venezia. Veniva commercializzata dagli Schiavoni o S-ciavoni, abitanti della Dalmazia, che ormeggiavano i loro trabaccoli e tartane nella riva che affiancava Palazzo Ducale e che volgeva verso il sestiere di Castello, che poi perse appunto il loro nome: Riva degli Schiavoni.

Il piatto è molto sostanzioso e gustoso, e necessita di un vino altrettanto corposo e con una buona presenza di tannini. Mi piacerebbe abbinarvi questa zuppa con il nostro Cormit (2007) di “Cantina La Costa” per la sua delicata astringenza e per la sua capacità di portare freschezza nel palato in presenza di piatti succulenti come questo.

Vi trascrivo la ricetta originale in dialetto veneziano, ne ho trovata una di bellissima nel libro “A tola co i nostri veci. La cucina veneziana“, di Mariù Salvatori de Zuliani, Edizioni Franco Angeli.

Siamo poi a vostra disposizione se qualche parola non fosse chiara o se voleste conoscere altre curiosità legate alla ricetta, al nostro vino, a Venezia o a quant’altro ancora…

La ricetta della Castradina S’ciavona
(casa Maria Muzzolon)
Tratta da A Tola coi Nostri Veci

Antico piatto de tradission par la festa del la Madona de la Salute (21 novembre). Secondo na antica usansa, che dura da secoli, sta “carne de castrado” (salada, fumegada e secada al sol) la vigneva portada a Venessia da la Dalmazia. Da qua vien el so nome de “s’ciavona” parvia che sta Dalmazia la xe stada par tanto tempo soto la dominassion de la Serenissima e i so abitanti i vigneva ciamai “S’ciavi” da i venessiani. La nostra zente povareta, la faseva largo uso de sta carne anca durante l’ano, parchè la gera bona e, sora de tuto … bassa de contante! Ma xe el 21 novembre, festa de la Madonna de la Salute, che sto piato el gerade obligo su le tole sia de i povareti che de i siori, nobili o mercanti! El poeta Varagnolo, descrivendo come i venessiani, secondo la antiga usansa i pasava la zornada de’l 21 novembre, el dixe:

… I pasa el ponte, i crompa la candela,
el santo, el zaletin, la coronçina
e verso mezzodì l’usansa bela
vol che i vaga a magnar la castradina!
 

No ocoraria de dir che, quando el poeta el dixe: “ … i passa el ponte”, se intende el ponte de barche fato posta ogni ano su’l Canal Grando (dito anca Canalazo) par unir Calle de’l tragheto S. Moise diretamente co la Basilica de la Salute.

Tagia a tocheti un bel toco de castrà de Dalmazia (carne de monton, salada, fumegada e secada al sol), po lessarla in una tecia co acqua, sal, pevare e le solite verdure da brodo. Lassar bogiar almanco par una ora e meza, po cavar via la pignata da’l fogo e tignerla da banda a desfredarse, descoverta, par almanco 10-12 ore. Quando che la sarà ben freda, se vedarà che su’l parsore de’l brodo se sarà formada come na grossa crosta de grasso. Ben, sto grasso bisogna rancurarlo co un mestolo a busi e butarlo subito via ne la scoassera, parchè el spussa e no’l xe bon da magnar! Desso che la castradina ga butà fora tuto el so grasso spussolento, e ch’el brodo de la so lessaura el xe restà limpido (ocio che no’l gabia davero gnanca un pochetin de torbio!) tornar a metar la pignata su’l fogo, zontando al brodo che xe restà na mescola de acqua s’ceta. Lassar bogir la carne fintanto che la sarà stracota e tenar.

N.B.: Come che se vede, la “Castradina s’ciavona” no la xe altro che un piato de … carne lessa; ma co un gusto difarente da’l solito manzo. No la xe çerto un magnar da stomagheti deboleti e, par sta rason un proverbio de i nostri veci ne consegia:

“Bisogna menar el dente, conforme uno se sente!”

Alla zuppa di carne, che “no la xe çerto un magnar da stomeghi deboeti”, si aggiungono le “verze sofegae” cioè affettate sottili, à la julienne, leggermente dorate, bagnate “co mezo litro de brodo”, aromatizzate con lauro, fatte cuocere “a fogo basso per circa una oreta, ossia fin quando che la verza no la sarà deventada fiapa, tenara e ben insaoria”.

A questo punto, la castradina s‘ciavona, fumante, è pronta per essere servita.

Rodolfo Moro
Cantina “La Costa”
Villa Enrico
Fara Vicentino (VI)




CANTINA LA COSTA

...ti aspettiamo per una visita a Villa Enrico!

Punto Vendita e Degustazione:
Via Bordalucchi, 3 - Fara Vicentino (VI)
Tel. 0445-397080 (c/o Casa Enrico)
Fax. 0445-398266
P. IVA 03107780243

www.cantinalacosta.com

CERTIFICAZIONE BIOLOGICA

Ente Certificatore: BIOS_S.r.l. - MAROSTICA (Vicenza)

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