Racconti nel calice: La storia del malvasia

Malvasia in Cantina La Costa

Le feste di Natale sono in arrivo…

E mentre vi crogiolate nella scelta di tutti i regali e pensierini vari vorremmo invitarvi a leggere, per rilassarvi un po’, una storia di mercanti veneziani e vini pregiati, di galee che solcavano il Mediterraneo e nobili traditori con condanne inconsuete.

E assieme a queste storie vorremmo abbinarvi naturalmente il Malvasia (2010) che trovate in Cantina La Costa, qui in Villa Enrico a Fara Vicentino. Protagonista di questi racconti, ben si abbina con le sue note maliziose e sapide, rendendosi primo attore non solo nel calice ma anche nella lettura.

LA STORIA DEL MALVASIA

di R. Moro

Molti anni fa, in un piccolo porto greco del Peloponneso, chiamato Mononvasos, approdò una piccola galea commerciale veneziana… Ai marinai venne offerto un vino nuovo, che non avevano mai assaggiato: “provatelo…” — fece un abitante della cittadina —  “…ha proprietà medicamentose ed è dolce e aromatico”. Di che vino stiamo parlando?

Mononvasos, Mononvasias, Monemvasia, Monvasias

…ma del Malvasia naturalmente! I mercanti si innamorarono di questo nuovo vino, così particolare e profumato, dando inizio ad una tradizione lunga secoli che si può ancora incontrare nella Venezia di oggi, perdendosi fra le calli e le corti sconte: Calle del fabbro o della Malvasia, a San Barnaba; Sottoportico del Frutarol o della Malvasia, a San Felice; Calle de la Malvasia Vecchia… Sembra quasi una favola.

Ma come mai la malvasia fu tanto importante nei commerci veneziani?? In fondo per due motivi…

Il primo per il fatto che era molto apprezzata e ricercata nelle tavole e nei banchetti dei nobili della Serenissima, tanto da divenire di conseguenza uno dei vini più pregiati del tempo non solo in città, ma in tutta l’Europa medievale. Una moda ed un sinonimo di eccellenza così assoluta che porta con se numerosi aneddoti, il più famoso legato al Riccardo III di William Shakespeare: Giorgio Plantageneto,  I duca di Clarence, chiese per l’accusa di tradimento a lui rivolta, di poter morire annegato dentro il più nobile dei vini: in una botte di malvasia. Oppure al fatto che, durante le votazioni al Soglio Dogale, veniva servita ai senatori partecipanti al voto una merenda a base di biscotti dolci e Malvasia.

Il secondo per un fatto puramente commerciale e strategico. Che i veneziani del tempo fossero lungimiranti nelle rotte commerciali è cosa ben saputa, ma in questo caso la combinarono in maniera veramente molto astuta. L’Europa cristiana del ‘200 aveva bisogno di collegamenti veloci con la Terrasanta perché era in fermento la quarta crociata, e chi aveva navi a sufficienza per trasportare tutti i soldati su rotte sicure nel Mediterraneo e garantire il loro arrivo? Venezia naturalmente…

La Serenissima accolse con piacere di trasportare tutti i soldati pellegrini e lo fece sicuramente anche con un secondo scopo: questo le permetteva la via libera e quasi esclusiva per tutti i porti da casa a Costantinopoli e Medio Oriente, la libertà dai dazi doganali e la precedenza sulle trattative. Quanto bastava per importare, tra le varie merci preziose, il famoso Malvasia avendone l’esclusiva! Mica male i nostri nonni…

La richiesta di questo vino divenne così importante e rilevante da “obbligare” Venezia a creare un grande progetto di viticoltura nell’isola di Creta (Candia) dedicata a questo vitigno particolare. Da cui nacque appunto la rinomata Malvasia di Candia, di cui si trovano moltissime tracce negli archivi storici e commerciali e che permise ulteriori sviluppi commerciali in tutta Europa. La Malvasia lì prodotta durò fino alla seconda metà del 1600 quando Venezia perse l’isola di Creta sotto gli attacchi ottomani e dando il via pian piano alle diversificazioni delle malvasie che troviamo tuttora sulle nostre tavole, dovute ai nuovi territori di coltivazione: istriana, leccese, di Casorzo…

Molti di questi vigneti hanno acquisito caratteristiche proprie distintive, facendo evolvere i vini, ma una piccola curiosità che ancora affascinante ritrovare. Attualmente in Italia sono coltivate 16 qualità di malvasia, ma in molti casi le tipologie diverse di vigneto portano con se i ceppi originari  delle le malvasie di un tempo.

♣♣♣

Speriamo che leggere questo racconto, con accanto un buon bicchiere di malvasia, vi abbia fatto dare ogni tanto un occhiata veloce al vostro calice: per poter apprezzare ancor di più il prezioso vino contenuto e che ora, sperando di avervi incuriosito, magari conoscerete di più. Per tutto il resto vi aspettiamo come sempre qui in Cantina La Costa per una degustazione assieme e per acquistare i nostri magnifici vini.

Un saluto ed arrivederci al prossimo racconto…

Rodolfo Moro
Cantina “La Costa”
Villa Enrico
Fara Vicentino (VI)
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